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Spif Ar sposa interamente la presa di posizione della Fials

 

Spif Ar sposa interamente la presa di posizione della Fials  nel merito dell'attività libero professionale e dell'indennità di esclusività per tutte le Professioni Sanitarie, determinando in tal modo, l'eliminazione di un vulnus legislativo ancora presente. Sosterrà con forza, in sede di conversione in legge del DL Sostegni, affinché siano inseriti emendamenti atti a "dire fine" alla disparità di trattamento con la dirigenza medica e sanitaria.

Il decreto Sostegni e la ”finta” apertura agli infermieri vaccinatori

Gentile direttore,
il decreto legge “Sostegni”, approvato lo scorso venerdì 19 marzo dal Consiglio dei Ministri continua, come è anche doveroso, a fare discutere proprio sulle misure in materia di salute e sicurezza ed in particolare sul così definito “rallentamento del vincolo di esclusività per gli infermieri”. Tanti i dubbi, critiche e rivendicazioni sui social, in specie dai professionisti infermieri, ma anche tanti interrogativi che pervengono dalle diverse nostre strutture territoriali dopo la lettura dell’art. 20 – Vaccini e farmaci - dello stesso decreto.
 
Proviamo, allora, a tentare di fare possibile chiarezza, sulla stessa norma e sul testo del decreto legge, come bollinato dal MEF ed ancora non pubblicato in gazzetta ufficiale. Nella relazione tecnica e finanziaria che accompagna tale decreto, si legge che le disposizioni del comma 2 dello stesso articolo 20, hanno la finalità di rafforzare il piano strategico vaccinale.
 
Come farlo, semplice, visto che gli infermieri giustamente hanno rifiutato di partecipare alla manifestazione di interesse posta in essere dall’ex Commissario Arcuri, tramite agenzie interinali, con una remunerazione vergognosa, il governo ha pensato bene di alzare la posta – trattamento economico – e convogliare la somministrazione dei vaccini sullo stesso ed unico binario, quello della classe medica che non solo si appropria delle competenze infermieristiche, ma anche di remunerazione che potevano benissimo finanziare gli infermieri già strutturati ed in servizio negli Enti ed Aziende Sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale.

Ma così non è stato, allora il ricorso del governo, con il decreto “Sostegni”, d’intesa e “sostegno” con gli Ordini Professionali, che nel quantificare in 56 milioni di dosi di somministrazione dei vaccini, la mancata partecipazione degli infermieri al bando Arcuri, ha impegnato una spesa di 345 milioni di euro da assegnare alle attività di vaccinazione dei medici di medicina generale, nonché dei medici specialisti ambulatoriali convenzionati interni, dei pediatri di libera scelta, degli odontoiatri, dei medici di continuità assistenziale, sanitaria territoriale e della medicina dei servizi, ricorrendo alle “prestazioni aggiuntive” previste dal contratto nazionale dei medici di medicina generale, con tariffa nazionale di euro 6,16 per vaccinazione, con possibilità di incremento tariffario delle regioni. Il conto è facile: 56 milioni di vaccini moltiplicato per 6,16 euro, costo totale di 345 milioni di euro.
 
Non parliamo di spreco di risorse economiche in questo momento delicato dove necessita rafforzare ed intensificare le vaccinazioni, ma unicamente di una politica a senso unico, da parte del governo, che va a favorire, come al solito, la classe medica ben rappresentata in Parlamento con senatori ed onorevoli e dallo stesso Ordine Professionale.
 
A nessuno sfugge, questo anche nel dibattito nei social, come ogni infermiere addetto alla fase vaccinale, in un’ora somministri non meno di 15 vaccini che per 6,16 euro a vaccino avrebbe ottenuto, in prestazione aggiuntiva, una somma non inferiore ad oltre 90 euro ad ora.
Invece, con la legge di bilancio 2021 e ripreso dal decreto “sostegni”, art. 20, comma 2, lettera d), il governo ha stanziato alle regioni una misera somma complessiva pari a solo 100 milioni di euro, per prstazoni aggiuntive agli infermieri ed assistenti sanitari, con una spesa oraria pari a solo 50 euro all’ora e non 90 euro quanto convenuto e finanziato con la classe medica.
 
In sintesi, i medici avranno il riconoscimento pieno, a parità di competenze con gli infermieri, di circa 3 euro per vaccinazione e quindi una spesa maggiore per il governo pari ad oltre 150 milioni di euro.
 
Come FIALS, più volte abbiamo chiesto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, una convocazione delle organizzazioni sindacali rappresentative per un piano vaccinale che coinvolgesse il personale in servizio negli Enti ed Aziende del nostro SSN, in specie, infermieri ed assistenti sanitari, come anche gli OSS e altro personale per la logistica, al fine non solo di innalzare il tetto di spesa di 100 milioni per prestazioni aggiuntive, ma anche di pervenire ad un allineamento giuridico e normativo delle professioni sanitarie alla dirigenza medica e sanitaria, riconoscendo, alle stesse, l’attività libero professionale intramoenia e l’indennità di esclusività.
 
Ma la voluta sordità del Ministro e le spinte degli Ordini professionali di categoria, hanno determinato, con questo decreto legge “Sostegni” l’obbrobriosa situazione, a nostro parere, di un governo che pone “una panacea”, allentando momentaneamente per il solo personale infermieristico, il “lucchetto della gabbia del rapporto di esclusività”, perché ne trae profitto per le vaccinazioni e richiudendolo appena possibile disconoscendo la professionalità ed autonomia professionale delle professioni infermieristiche e sanitarie alla pari della dirigenza medica che continuerà, imperterrita, ad avere il predominio dell’attività libero professionale e l’indennità di esclusività del rapporto di lavoro.
 
Infatti, nell’articolo 20, comma 2, lettera e), del decreto legge “Sostegni”, si legge che: “ … al personale infermieristico del SSN che aderisce all’attività di somministrazione dei vaccini contro il SARS-Cov-2 al di fuori dell’orario di servizio, non si applicano le incompatibilità ... esclusivamente per lo svolgimento dell’attività vaccinale stessa…”.
 
Perplessità pone l’applicazione della stessa lettera e) per quanto attiene il limite di spesa ancorato a quanto previsto dall’art. 11 della legge 60 del 2019 che merita una esplicitazione doverosa da parte del governo e del MEF.
 
La FIALS non ci sta e lo ribadiamo a gran voce, daremo battaglia nella conversione di questo decreto legge con emendamenti per il pieno riconoscimento, non certo della “panacea governativa” ma del diritto al riconoscimento, alla pari della dirigenza medica e sanitaria dell’attività libero professionale e dell’indennità di esclusività.
 
Giuseppe Carbone
Segretario generale della Fials

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